Non può essere uccisa, non può essere dominata, può solo essere compresa. La parola chiave qui è comprensione. Solo il comprenderla – null’altro – può creare una trasformazione.
Se cerchi di dominare la paura, essa rimarrà là, semplicemente repressa, magari a una profondità tale da renderla completamente inconscia.
A quel punto non ne sarai mai più consapevole, eppure lei continuerà a vivere laggiù – in cantina – e continuerà a influenzarti. Potrà dirigerti e manipolarti, ma in modo così indiretto che non ne sarai consapevole. Il pericolo, allora, sarà più intenso: non sarai nemmeno in grado di scorgerlo.
Perciò non si tratta di dominare la paura, o di ucciderla. Ucciderla non è possibile, perché essa contiene una certa quantità di energia, e l’energia non può essere distrutta.
Hai mai notato com’è grande l’energia che hai quando hai paura? E la stessa cosa accade con la rabbia; entrambi sono aspetti dello stesso fenomeno.
La rabbia è aggressiva mentre la paura è non-aggressiva. La paura è lo stato negativo della rabbia; la rabbia è lo stato positivo della paura. Hai mai osservato come diventi forte e potente quando sei arrabbiato – quanta energia hai?
Oppure, quando hai paura, corri così veloce da far invidia persino a un olimpionico. La paura crea energia: la paura è energia, e l’energia non può essere distrutta.
Nemmeno un briciolo di energia può essere rimossa dall’esistenza. Devi continuare a ricordartelo, perché altrimenti finisci col fare qualcosa di sbagliato. Non puoi distruggere nulla, tutto ciò che puoi fare è cambiarne la forma.
Non puoi distruggere una goccia d’acqua: puoi trasformarla in ghiaccio, puoi farla evaporare, ma continuerà a esistere. Da qualche parte rimarrà, perché non può essere eliminata dall’esistenza.
Allo stesso modo non puoi distruggere la paura. E nel corso dei secoli la gente ha cercato di fare proprio questo: eliminare la paura, eliminare la rabbia, eliminare il sesso, eliminare l’avidità – eliminare questo e quello.
Tutti ci hanno provato, senza sosta, e qual è il risultato? L’uomo è nel caos. Nulla in realtà è stato eliminato, è ancora tutto lì: è nata solo una gran confusione. Non occorre eliminare nulla, perché comunque nulla può essere distrutto. E allora cosa si può fare?
La paura va compresa. Che cos’è? Come nasce? Da dove proviene? Cosa ti sta dicendo? Osservala – senza alcun giudizio – solo allora sarai in grado di comprendere.
Che cos’è la paura? Per prima cosa, la paura è sempre collegata a un desiderio. Vuoi diventare famoso, l’uomo più famoso del mondo: c’è paura. E se non ci riuscissi? Nasce la paura.
La paura sorge come sottoprodotto del desiderio – per esempio se vuoi diventare l’uomo più ricco del mondo. E se non ce la facessi? Inizi a tremare; nasce la paura. Hai una donna… e hai paura, perché domani potresti non possederla più, potrebbe andarsene con un altro.
È viva, può lasciarti. Solo una donna morta non ti lascerà, e invece lei è ancora viva. In realtà puoi possedere solo un cadavere, in quel caso non ci sarà alcuna paura, il cadavere starà lì per sempre. Puoi possedere dei mobili… non ci sarà alcuna paura.
Ma se cerchi di possedere un essere umano, nasce la paura. Chi lo sa? Ieri lei non c’era, oggi è tua ma domani chissà, potrebbe appartenere a qualcun altro. Ecco la paura. La paura nasce dal desiderio di possesso, è un sottoprodotto. Vuoi possedere, ed ecco la paura.
Se non volessi possedere nulla, non ci sarebbe alcuna paura. Se non avessi il desiderio di essere questo o quello nel futuro, la paura non esisterebbe.
Se non volessi andare in paradiso, non nascerebbe alcuna paura: il prete non potrebbe spaventarti. Se non vuoi andare da nessuna parte, nessuno può farti paura.
Se inizi a vivere nel momento, la paura svanisce. La paura passa attraverso il desiderio. Fondamentalmente, è il desiderio a creare la paura. Osserva. Quando hai paura, guarda da dove proviene, qual è il desiderio che la sta provocando, e poi vedi come è futile.
La paura nasce sempre da qualcosa d’altro. Dovrai osservare queste altre cose, e l’atto stesso dell’osservare comincerà a cambiarle.
Quindi non chiedere come si fa a dominarla o a ucciderla. Non deve essere dominata, non deve essere uccisa. Non può essere dominata e non può essere uccisa.
Può solo essere compresa. Lasciati guidare unicamente da questa comprensione.
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giovedì 24 settembre 2015
sabato 14 gennaio 2012
La Paura di dire NO
La paura è una mina vagante per la nostra sicurezza perché impedisce di affermare e difendere il proprio diritto di :
* essere in disaccordo
* non compiacere gli altri
* di decidere del proprio tempo
* di pensare con la propria testa
* di scegliere cosa fare e cosa dire
Quali sono le paure più comuni che impediscono di dire No quando è questo quello che vorresti dire?
Ecco una lista.Prenditi qualche minuto per leggerla.
Quale di queste paure ti risuona?
Cosa puoi fare per superarla?
1 PAURA DI ESSERE GIUDICATO
questa paura nasce dal bisogno di approvazione,un bisogno che parte da lontano
2 PAURA DELL’IMBARAZZO
questo imbarazzo nasce dal non esaudire le aspettative degli altri.
Per evitare questo imbarazzo si cercano dentro di sè giustificazioni del tipo ‘non posso..poi lui/lei rimane male….si offende….un modo per indorare la pillola e sgaiattolare via dalla paura.
oppure piccoli o grandi escamotage del tipo ‘ti dico sì ma poi….te lo faccio pagare’
3 PAURA DI ESSERE ‘CATTIVO’
l’etichetta di egoisti,poco generosi o peggio stronzi non piace a nessuno.
Molti danno un significato solo negativo al termine egoismo.
Egoismo è agire nei propri interessi.
Egoista è chi pensa solo a se stesso.
Ma a te stesso chi ci dovrebbe pensare?
Cosa c’è di sbagliato nell’agire nel proprio interesse,nel difendere i propri diritti rispettando quelli degli altri?
Senza il senso di sé ognuno di noi non potrebbe sopravvivere.
Sacrificare il proprio diritto di dire NO significa scegliere di dire No a se stessi,diminuire il proprio potere personale.
Anche Gesù diceva: Ama il prossimo tuo come te stesso.
Se non ami te stesso come potresti amare il prossimo?Rispettare te stesso e gli altri vanno di pari passo.
4 PAURA DI ESSERE ABBANDONATO.DI RIMANERE SOLO
questa è una paura molto profonda che ha radici lontane.
Spesso emerge nei rapporti affettivi quando temiamo che la persone che amiamo ci lascino.
In fondo la paura dell’abbandono è la paura di essere lasciati soli e ancora più in fondo la paura di non esistere.
Questa paura è alla radice di molti rapporti di dipendenza.
5 PAURA DI ESSERE RIFIUTATO
Il rifiuto ha tante facce: essere criticato, essere messo in ridicolo o in cattiva luce,isolato,essere inutile.
Questa paura porta a rifiutare se stessi e a mettere al primo posto l’altra persona.
Da dove nasce questa paura?
Dall’aver sperimentato sulla propria pelle più volte la ferita del rifiuto,una ferita che rimane aperta se non viene cicatrizzata.
6 PAURA DI ESPRIMERE LE PROPRIE EMOZIONI
gestire la propria rabbia,la delusione e in generale le proprie emozioni
non è una capacità scontata.
Dentro ognuno di noi vivono emozioni contraddittorie ( amore/odio; attrazione/repulsione; piacere/dispiacere…)
Il primo passo in una situazione è dare un nome all’emozione che sentiamo dentro ( cosa provo adesso?).
La mancanza di consapevolezza fa scattare molte reazioni automatiche che rovinano i rapporti con gli altri.
Un sì è detto controvoglia fa scattare una di queste due molle:
- il sì passivo ( per paura,per non discutere,per quieto vivere…)
- il sì aggressivo ( ti dico sì ..ma in qualche modo te lo farò pagare)
7 PAURA DI PERDERE QUALCOSA O QUALCUNO
E’ la paura e il dolore di non avere più qualcosa o qualcuno che riteniamo importante.
Per esempio: la stima,l’affetto, l’ammirazione, il benessere economico, un bene di valore...http://counseling.piuchepuoi.it/151/imparare-a-dire-no-le-7-paure-che-impediscono-di-dire-no/
venerdì 6 gennaio 2012
Superare le proprie paure
Le ricerche attuali indicano che le fobie possono essere condizionate tramite una delle seguenti esperienze: il trauma diretto, il modellamento o l'istruzione verbale. Una teoria psicologica sulla natura degli stimoli che possono diventare fobici prevede la possibilità di condizionare le persone ad avere paura di qualsiasi tipo di stimolo.
In realtà, le fobie tendono a concentrarsi solo su certi tipi di stimoli. Di solito le persone non sviluppano fobie verso i fiori, gli agnelli o le lampade. Particolarmente comuni sono, invece, le fobie che riguardano gli insetti, alcuni animali, l'ambiente naturale e il sangue.
È stata avanzata l'ipotesi che durante l'evoluzione della nostra specie, gli essere umani abbiano preso a reagire con particolare forza agli stimoli che possono rappresentare una minaccia per la vita dell'individuo. Gli ambienti naturali pericolosi ne sono un esempio; pensiamo alla paura dell'altezza, dell'acqua oppure agli animali o insetti mortali come i serpenti, scorpioni e ragni.
Probabilmente il nostro circuito cerebrale della paura si è evoluto in modo da dare a questi tipi di stimoli risposte rapide e automatiche. In pratica, il nostro circuito della paura può essersi biologicamente predisposto ad apprendere a temere certi tipi di stimoli: si parla perciò di apprendimento con predisposizione biologica (Kring, Davison, Neale e Johnson, 2007).
D'altra parte ci sono persone che hanno paura di animali come i cani o i gatti. Alcuni si chiederanno com'è possibile? Ebbene, ciò dipende da esperienze apprese involontariamente che associano a tale stimolo la caratteristica della pericolosità. Può capitare che la persona ricordi esattamente l'evento traumatico che l'ha portata ad avere paura di un animale o di una determinata situazione, ma può anche accadere che non ricordi affatto l'origine della sua fobia.
Tale meccanismo che riguarda l'insorgenza di una paura viene nominato condizionamento classico e porta la persona ad evitare sistematicamente tutte le situazioni, gli oggetti, gli animali, ecc. associati alla paura. La persona che soffre di una fobia specifica solitamente di fronte allo stimolo negativo reagisce con sensazioni di forte ansia, paura o disgusto che possono essere accompagnate da tachicardia, tremori e sensazioni di svenimento.
A seconda di quanto lo stimolo che genera la paura è vicino, la reazione ansiogena può essere più o meno forte. In ogni caso la persona cercherà in tutti i modi di evitare la situazione percepita come pericolosa. Chi ad esempio ha paura di prendere l'ascensore, userà le scale oppure chi ha paura dei cani tenterà di starne alla larga. La fobia specifica solitamente è frutto di una brutta esperienza avuta in prima persona oppure dall'essere rimasti colpiti negativamente dai racconti di esperienza traumatiche vissute da altre persone.
Le fobie specifiche che si rilevano con maggior frequenza sono:
- fobie per gli animali, come i serpenti, i ragni, ecc.
- fobie per l'ambiente naturale, come le tempeste, le altezze, l'acqua, ecc.
- fobie per il sangue, le iniezioni, le ferite o pratiche mediche invasive
- fobie per alcune situazioni specifiche: ad esempio, trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, spazi chiusi, paura di guidare l'auto.
- fobie d'altro tipo, come la paura di ammalarsi o la paura di soffocare.
È chiaro che il fobico come prima soluzione ai suoi problemi tenda ad evitare con grande cura e attenzione tutte le situazioni che possono generare ansia. Pertanto la fuga si verifica solo nei casi in cui non è riuscito a prevenire l'evento. Tutto ciò naturalmente implica piccole ma potenzialmente anche notevoli rinunce e impedimenti alla propria vita privata a seconda della natura della fobia.
Proprio in quest'ottica, l'esposizione all'oggetto che scatena la paura costituisce l'approccio predominante nel trattamento comportamentale delle fobie, una tecnica di cui si sono sviluppate molte versioni. La desensibilizzazione sistematica è stato il primo metodo largamente utilizzato nel trattamento comportamentale delle fobie; esso implica prima di tutto l'addestramento del paziente ad acquisire la capacità di rilassarsi.
Il paziente si serve poi di queste abilità apprese mentre immagina una gerarchia di situazioni sempre più spaventose, che ha messo a punto con il terapeuta. Si parte dalla situazione che provoca meno paura fino ad arrivare a quella più temuta. L'esposizione è efficace anche per trattare la fobia sociale. Spesso in questi trattamenti il primo passaggio consiste nell'interpretare o nello sperimentare ruoli durante sedute individuali o nell'ambito di piccoli gruppi di terapia, per poi affrontare l'esposizione a situazioni pubbliche più estese (Kring, Davison, Neale e Johnson, 2007).
Le persone che soffrono di fobie sono tante, molte delle quali conducono una vita davvero limitata a causa dei continui evitamenti. Il modo di guarire esiste ed un tentativo lo si deve a se stessi e ai propri cari. Perché vivere di paure quando invece c'è tutto un mondo che aspetta di essere sperimentato con entusiasmo e meraviglia?
venerdì 12 agosto 2011
Paura di volare
L’aereofobia, la paura di volare, è una delle fobie più comuni ma, fortunatamente, è anche una di quelle più facili da superare.
I sintomi manifesti dell’ ansia da volo iniziano a palesarsi già pochi giorni prima della partenza, e si intensificano gradualmente man mano che si avvicina la data prevista per il volo.
L’aerofobia si esprime somaticamente con nausea, mani sudate, tachicardia, senso di costrizione al petto, respiro affannoso, mentre a livello psicologico si può avvertire la sensazione di un disastro incombente, cattivi pensieri e presagi di catastrofi. Nei casi più gravi si possono verificare dei veri e propri attacchi di panico.
Dietro la paura di volare e in generale in tutte le fobie, si nasconde il meccanismo che la nostra mente utilizza per gestire l’ansia.
I timori e le paure che la mente prova di fronte a pensieri ed emozioni che sfuggono al controllo, vengono proiettati su qualcosa di esterno (l’aereo, i ragni, gli spazi aperti, il parlare in pubblico), che si riesce a controllare o almeno ad evitare.
L’aereofobia, quando non nasce da precedenti e traumatiche esperienze di volo, nasconde la paura della dipendenza.
Molte delle persone colpite hanno una personalità molto forte, di chi vuole tenere sempre sotto controllo tutti gli eventi.
Nella psiche degli aereofobici il sapere di dover salire su un aereo e affidare la propria vita al controllo di qualcun altro, innesca sentimenti di forte agitazione e di impotenza.
Abituati a contare solo sulle proprie forze, risulta loro difficile fidarsi degli altri e delegare.
L’idea del volo provoca ansia perché significa essere costretti ad affidare la propria vita ad un pilota e ad un mezzo meccanico (l’aereo), di cui non si ha una grande fiducia.
Ma la paura di volare, come tutti gli stati psicologici negativi, si può superare seguendo pochi e semplici accorgimenti:
cercate di arrivare al volo riposati
chiedete ad un parente o ad un amico di volare insieme a voi
Arrivate in aeroporto per tempo: questo vi aiuterà a familiarizzare con l’atmosfera e la situazione
Tenete la mente occupata durante il volo leggendo un libro interessante, chiacchierando con il vostro vicino, ascoltando della musica, e così via…
Non guardare fuori dal finestrino: aumenta la paura
Parlate della vostra paura ad un assistente di volo: potrà fornire una riposta ai vostri interrogativi sulla sicurezza del volo
Il giorno prima del volo evitate thè e caffè e ,se volete arrivare al volo rilassati, potreste assumere un blando tranquillante naturale come la valeriana
Cominciate con un viaggio breve. Se avete paura di volare, dovete superare la vostra fobia con gradualità.
Per il primo viaggio, poche ore di volo possono bastare
Se queste poche misure non dovessero essere sufficienti a ridurre il senso di insicurezza legato al volo, esiste la possibilità di seguire dei seminari con psicoterapeuti, fatti di colloqui con persone che hanno problemi analoghi, esercizi di rilassamento e tecniche per gestire l’ansia. http://www.medicinalive.com
I sintomi manifesti dell’ ansia da volo iniziano a palesarsi già pochi giorni prima della partenza, e si intensificano gradualmente man mano che si avvicina la data prevista per il volo.
L’aerofobia si esprime somaticamente con nausea, mani sudate, tachicardia, senso di costrizione al petto, respiro affannoso, mentre a livello psicologico si può avvertire la sensazione di un disastro incombente, cattivi pensieri e presagi di catastrofi. Nei casi più gravi si possono verificare dei veri e propri attacchi di panico.
Dietro la paura di volare e in generale in tutte le fobie, si nasconde il meccanismo che la nostra mente utilizza per gestire l’ansia.
I timori e le paure che la mente prova di fronte a pensieri ed emozioni che sfuggono al controllo, vengono proiettati su qualcosa di esterno (l’aereo, i ragni, gli spazi aperti, il parlare in pubblico), che si riesce a controllare o almeno ad evitare.
L’aereofobia, quando non nasce da precedenti e traumatiche esperienze di volo, nasconde la paura della dipendenza.
Molte delle persone colpite hanno una personalità molto forte, di chi vuole tenere sempre sotto controllo tutti gli eventi.
Nella psiche degli aereofobici il sapere di dover salire su un aereo e affidare la propria vita al controllo di qualcun altro, innesca sentimenti di forte agitazione e di impotenza.
Abituati a contare solo sulle proprie forze, risulta loro difficile fidarsi degli altri e delegare.
L’idea del volo provoca ansia perché significa essere costretti ad affidare la propria vita ad un pilota e ad un mezzo meccanico (l’aereo), di cui non si ha una grande fiducia.
Ma la paura di volare, come tutti gli stati psicologici negativi, si può superare seguendo pochi e semplici accorgimenti:
cercate di arrivare al volo riposati
chiedete ad un parente o ad un amico di volare insieme a voi
Arrivate in aeroporto per tempo: questo vi aiuterà a familiarizzare con l’atmosfera e la situazione
Tenete la mente occupata durante il volo leggendo un libro interessante, chiacchierando con il vostro vicino, ascoltando della musica, e così via…
Non guardare fuori dal finestrino: aumenta la paura
Parlate della vostra paura ad un assistente di volo: potrà fornire una riposta ai vostri interrogativi sulla sicurezza del volo
Il giorno prima del volo evitate thè e caffè e ,se volete arrivare al volo rilassati, potreste assumere un blando tranquillante naturale come la valeriana
Cominciate con un viaggio breve. Se avete paura di volare, dovete superare la vostra fobia con gradualità.
Per il primo viaggio, poche ore di volo possono bastare
Se queste poche misure non dovessero essere sufficienti a ridurre il senso di insicurezza legato al volo, esiste la possibilità di seguire dei seminari con psicoterapeuti, fatti di colloqui con persone che hanno problemi analoghi, esercizi di rilassamento e tecniche per gestire l’ansia. http://www.medicinalive.com
sabato 11 aprile 2009
La Paura d'amare
I single sono sempre più numerosi e le coppie sempre più traballanti.
Dove nasce la paura di dare e ricevere amore?
Secondo lo psichiatra americano John Welwood le radici di questo malessere diffuso vanno ricercate nei primi anni della nostra vita.
Se ci guardiamo intorno, tra le file dei nostri amici e parenti, ma probabilmente anche dentro noi stessi, ci accorgiamo di come oggi sia diventato molto difficile vivere i legami d'amore. C'è sempre più gente che sceglie di vivere sola (una recente indagine dell'Eurispes parla del 20% della popolazione italiana) e anche quando si sceglie la coppia, questa è sempre più spesso poco duratura e traballante. Perché?
Ovviamente, le risposte sono tante, ma certamente una parte della verità è da ricercare nella paura di dare e ricevere amore. Secondo lo psichiatra americano John Welwood, di cui pubblichiamo più avanti un ampio stralcio tratto da Journey of the heart, non ancora pubblicato in italiano, questa paura deriva da come si sono vissuti le prime esperienze d'amore.
Sono state le figure genitoriali, o chi per loro, a tracciare le modalità con cui poi da adulti rispondiamo all'amore. E la cosa straordinaria è che questo meccanismo sembra essere valido non solo nei casi in cui si sono sofferti traumi, violenze o grossi shock affettivi, ma anche in quelle situazioni di apparente "normalità affettiva". Nascondere i sentimenti

Per esempio, un bambino che si accorge che la sua ansia o il suo dolore, incutono troppa ansia o agitazione ai genitori, può essere portato a nascondere i suoi sentimenti, e a negare tutto un vissuto emotivo e affettivo che poi, nell'età adulta diventerà la caratteristica che gli impedirà di avere delle relazioni affettive soddisfacenti. In realtà, il rapporto genitori-figli è così complesso e ambivalente che difficilmente non si creano "complicazioni emotive". E questo è ancora più vero nella famiglia nucleare di oggi, dove le uniche figure di riferimento affettivo per il bambino sono spesso solo i suoi due (nei casi più fortunati) genitori.
D'altra parte, il genitore che non ha sperimentato a sua volta un legame d'amore "sano", avrà molta difficoltà ad offrire accettazione e sicurezza al proprio figlio. E così la ferita si ripete, di generazione in generazione. Tutto questo vuol dire che non c'è soluzione alla paura d'amore? No, non è una condanna senza appello. Contro la paura di dare e ricever amore, si può agire a molti livelli. Innanzitutto con la consapevolezza.
E' molto importante diventare pienamente consapevoli dei nostri vissuti emotivi, rendersi conto di quando abbiamo paura di una relazione intima, sia essa un rapporto di coppia o semplicemente un legame profondo d'amicizia o di lavoro e affrontarla a viso aperto. Riconoscere questa paura è fondamentale, ma non è facile, perché la paura usa molti travestimenti: chiusura, disinteresse, stanchezza, volubilità, ecc.

Se cominciamo a guardare in faccia la paura e a chiamarla con il proprio nome, allora è possibile imparare a conviverci e infine trasformarla. In molti casi può essere importante rivolgersi ad un aiuto esterno, credo sia abbastanza difficile farcela da soli.
La nostra mente è troppo abituata a raccontarsi balle, a trovare giustificazioni. Altre volte può essere utile anche un lavoro sulla fiducia, che può essere fatto anche in un contesto di pratica meditativa o di lavoro di consapevolezza sul corpo.
La meditazione ci permette di disidentificarci con la paura, di osservarla da un punto di vista diverso e quindi di agire. Siamo abituati a considerare le relazioni intime, come il rapporto con qualcuno di esterno a noi; ma in realtà, la prima relazione intima da costruire è quella con noi stessi. Siamo in grado di incontrare, di dialogare, di amare noi stessi?
E' proprio in questo che può aiutarci la pratica meditativa: se impariamo i segreti dello stare bene con noi stessi, sarà poi più facile creare un legame intimo soddisfacente con il nostro partner.
http://www.aamterranuova.it/default.asp
Dove nasce la paura di dare e ricevere amore?
Secondo lo psichiatra americano John Welwood le radici di questo malessere diffuso vanno ricercate nei primi anni della nostra vita.
Se ci guardiamo intorno, tra le file dei nostri amici e parenti, ma probabilmente anche dentro noi stessi, ci accorgiamo di come oggi sia diventato molto difficile vivere i legami d'amore. C'è sempre più gente che sceglie di vivere sola (una recente indagine dell'Eurispes parla del 20% della popolazione italiana) e anche quando si sceglie la coppia, questa è sempre più spesso poco duratura e traballante. Perché?
Ovviamente, le risposte sono tante, ma certamente una parte della verità è da ricercare nella paura di dare e ricevere amore. Secondo lo psichiatra americano John Welwood, di cui pubblichiamo più avanti un ampio stralcio tratto da Journey of the heart, non ancora pubblicato in italiano, questa paura deriva da come si sono vissuti le prime esperienze d'amore.
Sono state le figure genitoriali, o chi per loro, a tracciare le modalità con cui poi da adulti rispondiamo all'amore. E la cosa straordinaria è che questo meccanismo sembra essere valido non solo nei casi in cui si sono sofferti traumi, violenze o grossi shock affettivi, ma anche in quelle situazioni di apparente "normalità affettiva". Nascondere i sentimenti

Per esempio, un bambino che si accorge che la sua ansia o il suo dolore, incutono troppa ansia o agitazione ai genitori, può essere portato a nascondere i suoi sentimenti, e a negare tutto un vissuto emotivo e affettivo che poi, nell'età adulta diventerà la caratteristica che gli impedirà di avere delle relazioni affettive soddisfacenti. In realtà, il rapporto genitori-figli è così complesso e ambivalente che difficilmente non si creano "complicazioni emotive". E questo è ancora più vero nella famiglia nucleare di oggi, dove le uniche figure di riferimento affettivo per il bambino sono spesso solo i suoi due (nei casi più fortunati) genitori.
D'altra parte, il genitore che non ha sperimentato a sua volta un legame d'amore "sano", avrà molta difficoltà ad offrire accettazione e sicurezza al proprio figlio. E così la ferita si ripete, di generazione in generazione. Tutto questo vuol dire che non c'è soluzione alla paura d'amore? No, non è una condanna senza appello. Contro la paura di dare e ricever amore, si può agire a molti livelli. Innanzitutto con la consapevolezza.
E' molto importante diventare pienamente consapevoli dei nostri vissuti emotivi, rendersi conto di quando abbiamo paura di una relazione intima, sia essa un rapporto di coppia o semplicemente un legame profondo d'amicizia o di lavoro e affrontarla a viso aperto. Riconoscere questa paura è fondamentale, ma non è facile, perché la paura usa molti travestimenti: chiusura, disinteresse, stanchezza, volubilità, ecc.

Se cominciamo a guardare in faccia la paura e a chiamarla con il proprio nome, allora è possibile imparare a conviverci e infine trasformarla. In molti casi può essere importante rivolgersi ad un aiuto esterno, credo sia abbastanza difficile farcela da soli.
La nostra mente è troppo abituata a raccontarsi balle, a trovare giustificazioni. Altre volte può essere utile anche un lavoro sulla fiducia, che può essere fatto anche in un contesto di pratica meditativa o di lavoro di consapevolezza sul corpo.
La meditazione ci permette di disidentificarci con la paura, di osservarla da un punto di vista diverso e quindi di agire. Siamo abituati a considerare le relazioni intime, come il rapporto con qualcuno di esterno a noi; ma in realtà, la prima relazione intima da costruire è quella con noi stessi. Siamo in grado di incontrare, di dialogare, di amare noi stessi?
E' proprio in questo che può aiutarci la pratica meditativa: se impariamo i segreti dello stare bene con noi stessi, sarà poi più facile creare un legame intimo soddisfacente con il nostro partner.
http://www.aamterranuova.it/default.asp
lunedì 23 marzo 2009
La paura è colpa di un gene
C’è chi davanti al pericolo ha un cuor di leone e c’è chi invece deve lottare contro la tentazione di fuggire a gambe levate: non si tratta solo di un fatto di volontà.
Chi ha avuto dalla sorte una timidezza da coniglio è autorizzato da oggi a prendersela con il suo Dna. Secondo un gruppo di ricercatori del Karolinska Institutet svedese e dell'Università di Greifswald, in Germania, l’apprendimento e la gestione della paura dipendono infatti da alcune minuscole variazioni genetiche.
I sintomi di ansia e alcuni disturbi legati alla paura sono probabilmente dovuti a una sorta di apprendimento: si impara ad avere timore di qualcosa perché in passato questa stessa esperienza si è rivelata negativa o dolorosa. Non a caso le persone che soffrono di disturbi ansiosi imparano rapidamente a temere uno stimolo che regala sofferenza, e poi fanno fatica a liberarsi di questa paura.
I ricercatori, autori di uno studio pubblicato su “Psychological Science”, si sono concentrati sui polimorfismi, cioè sulle minuscole variazioni genetiche, presenti in due geni legati all'ansia: il gene trasportatore di serotonina e quello per l'enzima Comt. La serotonina, conosciuta come ormone della felicità, ha un importante effetto nella regolazione dell'umore. Il gene trasportatore della serotonina può presentare dei polimorfismi che danno luogo a due versioni del gene stesso, diverse per lunghezza. La versione corta porta a una riduzione della serotonina trasportata, ed è associata a nevrosi e comportamento ansioso. L'enzima Comt invece è coinvolto invece nel metabolismo della dopamina, sostanza chiave per apprendimento, memoria e ricerca di una ricompensa.
Uno specifico polimorfismo in questo gene provoca più alti livelli di dopamina extracellulare nella corteccia prefontale, cosa che da un lato rinforza la memoria di lavoro, ma dall'altro moltiplica i livelli d'ansia.
Nel corso di un esperimento, alcuni volontari sono stati sottoposti a un test di apprendimento della paura, nel quale ad alcune immagini era associata una leggera scossa elettrica. I ricercatori hanno osservato che i soggetti portatori di due di queste sottili variazioni sviluppava una paura molto forte in risposta allo stimolo.
Non solo, le persone che possedevano una variante particolare del gene Comt riuscivano a superare con maggiore rapidità il timore di ricevere una scossa, mentre questo non accadeva agli altri volontari. Dunque, spiegano gli studiosi diretti dalla psicologa Tina Lonsdorf, una combinazione di particolari polimorfismi rende le persone più vulnerabili alla paura e ai disordini d'ansia, mentre altre dimenticano subito le esperienze spaventose.
http://www.tgcom.mediaset.it/
Chi ha avuto dalla sorte una timidezza da coniglio è autorizzato da oggi a prendersela con il suo Dna. Secondo un gruppo di ricercatori del Karolinska Institutet svedese e dell'Università di Greifswald, in Germania, l’apprendimento e la gestione della paura dipendono infatti da alcune minuscole variazioni genetiche.
I sintomi di ansia e alcuni disturbi legati alla paura sono probabilmente dovuti a una sorta di apprendimento: si impara ad avere timore di qualcosa perché in passato questa stessa esperienza si è rivelata negativa o dolorosa. Non a caso le persone che soffrono di disturbi ansiosi imparano rapidamente a temere uno stimolo che regala sofferenza, e poi fanno fatica a liberarsi di questa paura.
I ricercatori, autori di uno studio pubblicato su “Psychological Science”, si sono concentrati sui polimorfismi, cioè sulle minuscole variazioni genetiche, presenti in due geni legati all'ansia: il gene trasportatore di serotonina e quello per l'enzima Comt. La serotonina, conosciuta come ormone della felicità, ha un importante effetto nella regolazione dell'umore. Il gene trasportatore della serotonina può presentare dei polimorfismi che danno luogo a due versioni del gene stesso, diverse per lunghezza. La versione corta porta a una riduzione della serotonina trasportata, ed è associata a nevrosi e comportamento ansioso. L'enzima Comt invece è coinvolto invece nel metabolismo della dopamina, sostanza chiave per apprendimento, memoria e ricerca di una ricompensa.
Uno specifico polimorfismo in questo gene provoca più alti livelli di dopamina extracellulare nella corteccia prefontale, cosa che da un lato rinforza la memoria di lavoro, ma dall'altro moltiplica i livelli d'ansia.
Nel corso di un esperimento, alcuni volontari sono stati sottoposti a un test di apprendimento della paura, nel quale ad alcune immagini era associata una leggera scossa elettrica. I ricercatori hanno osservato che i soggetti portatori di due di queste sottili variazioni sviluppava una paura molto forte in risposta allo stimolo.
Non solo, le persone che possedevano una variante particolare del gene Comt riuscivano a superare con maggiore rapidità il timore di ricevere una scossa, mentre questo non accadeva agli altri volontari. Dunque, spiegano gli studiosi diretti dalla psicologa Tina Lonsdorf, una combinazione di particolari polimorfismi rende le persone più vulnerabili alla paura e ai disordini d'ansia, mentre altre dimenticano subito le esperienze spaventose.
http://www.tgcom.mediaset.it/
sabato 20 dicembre 2008
Sconfiggere le paure
Il potere è la capacità di agire; agire significa realizzare qualcosa; il che vuol dire che una persona che agisce su se stessa si realizza!!Per agire bisogna per prima cosa sconfiggere le paure.
E' solo allora che ci si sente finalmente liberi. Non dobbiamo farci limitare dalla nostra mente, non dobbiamo identificarci in essa, ma capire che la nostra mente reagisce a determinate situazioni in maniera automatica.
La paura è frutto di un retaggio personale o della società.
L'essere liberi non può comprendere l'aver paura.
Quando non si ha paura ci si sente bene e tutti i problemi svaniscono.
Una persona che non teme, non è un apersona violenta, non farà del male a nessuno.
Fermiamoci a pensare a come sarebbe la nostra vita senza paure......come affronteremmo le nostre giornate?
In un libro lessi che c'è una frase che potremmo ripeterci quotidianamente e che ci riempirebbe di pace e tranquillità:
"Uno si trova sempre nel posto giusto al momento opportuno".Cosa vuol dire? Vuol dire semplicemente che se fossimo convinti che le cose che ci accadono succedono perchè le dobbiamo affrontare, perchè ci servono per crescere, forse le paure svanirebbero.
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