Dal blog di Paulo Coelho: Guerriero della Luce
Jung e le quattro maschere
Carl Gustav Jung, uno dei fondatori della psicoanalisi moderna, era solito dire che beviamo tutti alla stessa fonte. Per definire questo concetto, sviluppò una teoria la cui origine si può ritrovare nel lavoro degli antichi alchimisti, che chiamavano questa fonte l’“anima del mondo” (Anima Mundi).
Secondo questa teoria, la nostra aspirazione è sempre quella di essere degli individui indipendenti, ma una parte della nostra memoria è la stessa. Indipendentemente da credo o cultura, tutti perseguono l’ideale della bellezza, della danza, della divinità, della musica.
La società, però, s’incarica di definire come questi ideali si manifestano via via sul piano reale. Al giorno d’oggi, per esempio, l’ideale di bellezza è essere magra, mentre migliaia di anni fa le immagini delle dee erano grasse. Lo stesso accade con la felicità: esiste una serie di regole che, se non seguite, portano il tuo conscio a non accettare l’idea che sei felice. Queste regole non sono assolute, ma cambiano di generazione in generazione.
Jung soleva classificare il progresso individuale in quattro fasi: la prima era la Persona – una maschera che usiamo tutti i giorni, che finge quelli che siamo. Crediamo che il mondo dipenda da noi, che siamo dei genitori ottimi e che i nostri figli non ci comprendano, che i superiori siano ingiusti, che il sogno dell’essere umano sia non lavorare mai e passare tutta la vita viaggiando. Alcuni cercano di capire cosa c’è di sbagliato e alla fine trovano l’Ombra.
L’Ombra è il nostro lato oscuro, che detta come dobbiamo agire e comportarci. Quando tentiamo di liberarci della Persona, accendiamo dentro di noi una luce, e vediamo le ragnatele, la vigliaccheria, la meschinità. L’Ombra sta lì per impedire il nostro progresso – e in genere ci riesce, e noi torniamo rapidamente a essere quelli che eravamo prima di avere dei dubbi. Alcuni, invece, sopravvivono a questo impatto con le proprie ragnatele, dicendo: “sì, avrò pure una serie di difetti, ma ho la mia dignità, e voglio andare avanti.”
In quel momento l’Ombra scompare, e noi entriamo in contatto con l’Anima.
Per Anima, Jung non definisce niente di religioso; parla piuttosto di un ritorno all’Anima del Mondo, fonte della conoscenza. Gli istinti cominciano ad acuirsi sempre di più, le emozioni sono radicali, i segnali della vita sono più importanti della logica, la percezione della realtà non è più tanto rigida. Cominciamo così a confrontarci con cose alle quali non siamo abituati, e iniziamo a reagire in maniera inaspettata anche per noi stessi.
E scopriamo che, se riusciamo a convogliare tutto questo getto di energia continua, lo organizzeremo in un nucleo molto solido, che Jung chiama il Vecchio Saggio per gli uomini, o la Grande Madre per le donne.
Permettere questa manifestazione comporta dei pericoli. In genere, chi vi arriva ha la tendenza a considerarsi santo, domatore di spiriti, profeta.
Queste quattro maschere sono usate non solo dalle persone, ma anche dalle società. La civiltà occidentale possiede una Persona, idee che ci guidano e che appaiono come verità assolute.
Ma le cose cambiano. Nel loro tentativo di adattarsi ai cambiamenti, noi assistiamo alle grandi manifestazioni di massa, dove l’energia collettiva può essere manipolata tanto verso il bene come verso il male (Ombra). Tutt’a un tratto, per qualche ragione, la Persona o l’Ombra non soddisfano più – è giunto il momento di un salto -, e cominciano a emergere nuovi valori (immersione nell’Anima).
E alla fine di questo processo, perché questi nuovi valori si instaurino, tutta la razza ricomincia a entrare in contatto con il linguaggio dei segni (il Vecchio Saggio).
È esattamente il momento che stiamo vivendo ora. Potrà durare cento o duecento anni, ma le cose stanno cambiando – in meglio.
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