Il senso della vita in un libro: Noi e i Nostri Figli - Dalla Nascita all'Amore


Questo non è sicuramente il primo libro scritto da genitori che
raccontano le proprie esperienze. Anche nel nostro gruppo Facebook
avevamo già fatto qualcosa di simile, dedicandola però solo a noi ed
ai nostri amici. Ci sarebbe piaciuto fare qualcosa di diverso,
qualcosa di più… così è nato il progetto “I NOSTRI RACCONTI PER FARE
DEL BENE”.
Sappiamo, per esperienza, che i neo-genitori subito dopo la nascita di
un figlio, cercano informazioni, a volte la ricerca è più specifica,
come quando, ad esempio, il bimbo nasce con la Sindrome di Down. Si
cerca magari quel “qualcosa in più”, che ti può dare solo chi ha già
vissuto la stessa esperienza. A questi genitori ognuno di noi vuole
dedicare la propria storia, fatta di difficoltà e successi, dolori e
gioie, paure e grandi soddisfazioni, ma soprattutto di tanto amore….
Un pezzetto della nostra vita che vogliamo condividere sperando di
fare una cosa buona.
Siamo nell’era di Internet, ed è attraverso questo canale che le
persone oggi cercano informazioni. Ci è sembrato quindi utile al
nostro scopo realizzare il nostro libro anche sotto forma di e-book,
per permettere a chiunque volesse leggerlo di trovarlo facilmente in
rete. In questa pubblicazione però avevamo visto anche un’altra
opportunità, quella di tentare di dare un aiuto concreto. Si è deciso
infatti di far giungere, direttamente e senza intermediari, i proventi
della vendita online ad Emergency, il cui scopo
principale è quello di salvare vite umane, sperando di contribuire,
anche se con poco, al loro grande progetto.
Dedichiamo questo libro soprattutto ai nostri figli che con un sorriso
hanno cambiato le nostre vite rendendole veramente speciali. Ci hanno
aperto gli occhi alla vita facendocene conoscere il vero senso,
rendendoci sicuramente genitori migliori. Attraverso il loro sorrisi e
i loro progressi, anche quelli più piccoli, noi viviamo emozioni ed
attimi di felicità intensa, che sono lo stimolo e il carburante per la
nostra vita.
Grazie, amori nostri, di aver voluto condividere con noi il vostro
percorso, grazie per averci donato il vostro Amore, il più grande e il
più puro che esista.
Grazie di esistere.

L'E-book  è scaricabile qui: http://www.lulu.com/
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I bei ricordi ti fanno volare verso l'alto!

Chi è felice si sente su, o addirittura è "alle stelle", mentre chi è triste è giù e si sente sprofondare. La diffusione nelle più diverse culture di questo tipo di metafore ha indotto alcuni ricercatori a ipotizzare che queste parole non rappresentino solamente una metafora linguistica, ma che i concetti spaziali siano utilizzati proprio per la codifica degli stati emotivi.

E che sia effettivamente così viene ora a mostrarlo una ricerca condotta da Daniel Casasanto del Max Planck Institut per la psicolinguistica a Nijmegen, nei Paesi Basi, e da Katinka Dijkstra della Erasmus University a Rotterdam, che ne riferiscono in un articolo pubblicato sulla rivista Cognition.

Per testare questo collegamento fra spazio verticale ed emozioni, in un primo esperimento i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di volontari di muovere delle biglie di vetro verso l'alto o verso il basso in una di due scatole di cartone con entrambe le mani al ritmo di un metronomo. Intanto dovevano rievocare dei ricordi autobiografici con coloritura positiva o negativa, sollecitati da domande come "racconta un episodio in cui ti sei sentito orgoglioso di te stesso" oppure "in cui ti sei vergognato di te stesso". Misurando i tempi di reazione alle richieste, si è potuto osservare che sistematicamente
nel corso dell'esecuzione di movimenti verso l'alto era più rapida la rievocazione dei ricordi positivi, mentre durante l'esecuzione dei movimenti verso il basso ciò avveniva per il racconto di episodi negativi.

In un secondo esperimento, hanno controllato se questi movimenti apparentemente privi di significato potessero influenzare il contenuto dei ricordi richiamati. Ai soggetti veniva fornita una sollecitazione neutra, come la richiesta di raccontare qualcosa avvenuto quando erano studenti alle superiori, in modo che la scelta di rievocare un ricordo positivo o negativo fosse della persona. I ricercatori hanno potuto osservare una correlazione fra il tipo di movimento eseguito al momento della rievocazione e la sua coloritura emotiva, che corrispondeva all'ipotesi di lavoro.

'Questi dati suggeriscono che le metafore spaziali delle emozioni non sono un semplice atto linguistico - ha osservato Casasanto - ma che esse corrispondono a metafore mentali come 'il bene è su', la cui attivazione può indurre pensieri positivi." http://www.lescienze.it/news/2010/04/03/news/i_bei_ricordi_corrono_verso_l_alto-556455/
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Respirare per ritrovare la calma

I pensieri e le emozioni della vita influenzano il ritmo della respirazione che involontariamente può diventare corta, affannosa, superficiale o lenta e profonda in base allo stato d’animo. Ma con esercizi mirati si può migliorare il ritmo del respiro in qualunque momento, riportando l’organismo ad uno stato di calma e armonia.
Si parte dalla respirazione completa, quella che fa espandere la gabbia toracica e la capacità polmonare e ogni centimetro cubo di cavità toracica viene sfruttato. Il risultato? Più energia, vitalità, calma e lucidità mentale.
Dedicate un momento di relax per capire se respirate nel modo corretto, Cercate di respirare come fate di solito, nel modo che vi viene più naturale, stando seduti, in piedi o sdraiati.

L’esercizio
Scegliete un abbigliamento comodo e mettetevi in piedi o seduti. Inspirate lentamente dal naso, spingendo l’aria fino a quattro dita sotto l’ombelico. Riempire poi lo stomaco e la parte mediana del busto, espandendo la cassa toracica. Riempite, infine, la parte superiore dei polmoni, sollevando la gabbia toracica ed espandendola completamente.
 Fate una altra pausa di 5 secondi e iniziare una nuova sequenza. In totale eseguire 10 sequenze.

Quando eseguirlo
Questo esercizio basilare, che può essere abbinato anche agli altri esercizi più specifici, può essere eseguito in qualunque momento della giornata o in casi di emergenza per ripristinare la calma.
http://staibene.libero.it/no_cache/salute/primi_piani/single_pp/single_primopiano/article/lesercizio_di_respirazione_per_ritrovare_la_calma/?tx_ttnews[sViewPointer]=1
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Piccole abitudini per essere felici in coppia

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Sei piccole abitudini quotidiane per mantenere felice la coppia giorno dopo giorno e rafforzare il senso di pace interiore e di intimità nel rapporto. La lista di consigli arriva da Ashley Davis Bush, psicoterapeuta americana e autrice di diversi libri di auto-aiuto, che sull'Huffington Post ha spiegato: "Si inizia dal mattino con una conferma della promessa d'amore". Un "ti adoro" o "ti amo" da lanciare per telefono, via Sms, e-mail o post-it. Seconda regola, utilizzare la tecnologia moderna a vantaggio del cuore: "A pranzo, ad esempio, si può inviare un breve sms per ribadire quanto l'altro sia importante per noi". Terzo suggerimento, "al ritorno a casa di sera, pensare ad una cosa particolarmente bella o accogliente che ci attende nel nostro rifugio a due". Regalarsi poi un abbraccio di almeno dieci secondi ogni volta che è possibile, "perché' gli abbracci stimolano l'ossitocina, l'ormone dell'amore". Ultime "dritte" per una passione a prova di abitudine, "a cena ricordare al proprio partner un'azione o una frase che ci ha dedicato e ringraziarlo" e una volta a letto, "dire buonanotte e porre una mano sotto il naso del proprio compagno per sentirne il respiro, sussurrando: "Sono così felice che sei vivo". Un rapido omaggio alla consapevolezza che la vita è breve, fragile e imprevedibile e che bisogna assaporare al meglio ogni momento che ci concede da trascorrere insieme".http://www.agi.it/spettacolo/notizie/201204101654-spe-rt10173-amore_le_sei_regole_quotidiane_per_la_coppia_felice

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Frasi e aforismi sull’Amicizia

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Non camminare davanti a me,
potrei non seguirti;
non camminare dietro di me,
non saprei dove condurti;
cammina al mio fianco
e saremo sempre amici.


Anonimo cinese.

Credo in te, amico.
Credo nel tuo sorriso,
finestra aperta nel tuo essere.
Credo nel tuo sguardo,
specchio della tua onestà.
Credo nella tua mano,
sempre tesa per dare.
Credo nel tuo abbraccio,
accoglienza sincera del tuo cuore.
Credo nella tua parola,
espressione di quel che ami e speri.
Credo in te, amico,
così, semplicemente,
nell'eloquenza del silenzio.

Elena Oshiro

Ti voglio bene non solo per quello che sei, ma per quello che sono io quando sto con te.
Ti voglio bene non solo per quello che hai fatto di te stesso, ma per ciò che stai facendo di me.
Ti voglio bene perché tu hai fatto più di quanto abbia fatto qualsiasi fede per rendermi migliore,
e più di quanto abbia fatto qualsiasi destino per rendermi felice.
L'hai fatto senza un tocco, senza una parola, senza un cenno.
L'hai fatto essendo te stesso.
Forse, dopo tutto, questo vuol dire essere un amico.

Le amicizie vere sono quelle che si fondano sul sentimento; l'amico non giudica, comprende.
Aldo Fegatelli 

Non c'è deserto peggiore che una vita senza amici: l'amicizia moltiplica i beni e ripartisce i mali.
Gracián Baltasar

L'amicizia verso sé stessi è di fondamentale importanza, perché senza di essa non si può essere amici di nessun altro. Eleanor Roosevelt

Penso che nessun'altra cosa ci conforti tanto,
quanto il ricordo di un amico,
la gioia della sua confidenza
o l'immenso sollievo di esserti tu confidato a lui
con assoluta tranquillità:
appunto perché amico.
Conforta il desiderio di rivederlo se lontano,
di evocarlo per sentirlo vicino,
quasi per udire la sua voce
e continuare colloqui mai finiti.
David Maria Turoldo

E' facile essere amici quando c'è da far festa, uscire e divertirsi! Ma è un vero amico solo chi resta quando le feste finiscono, quando nella tua vita cala il buio, quando tutto è difficile, quando sei triste e hai bisogno che qualcuno ti ascolti, porgendoti la mano.

Chiunque può simpatizzare col dolore di un amico, ma solo chi ha un animo nobile riesce a simpatizzare col successo di un amico
Oscar Wilde

Tutti vogliono avere un amico, nessuno si occupa d'essere un amico.
Karr

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LA FIABOTERAPIA

È una buona antica abitudine quella di narrare ai fanciulli storie in grado di coinvolgerli in “viaggi con la fantasia” che, oltre a rappresentare delle affascinanti attività ricreative, possono essere opportunamente trasformate in strumenti di educazione e persino di “terapia” volta alla risoluzione di problemi comportamentali ed emozionali.

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I racconti e le novelle di fantasia, adottati secondo le modalità operative della cosiddetta “fiaboterapia”, possono far crescere le abilità immaginative e di comprensione della vita quotidiana, ma possono anche sostenere lo sviluppo di alcuni aspetti importanti della personalità e aiutare a padroneggiare degli stati emozionali nuovi che, in alcuni momenti della vita, possono creare paure, chiusure, regressioni, tensioni, malesseri interiori e anche dei comportamenti poco adattivi che nascondono tentativi di fronteggiare i vissuti più difficili.
Il linguaggio di fiabe e favole tuttavia non è un mondo riservato solo ai più piccoli, ma si pone piuttosto come un universo simbolico in cui è possibile scoprire l’esistenza di una porta di accesso sempre aperta, in cui non esiste un limite di età per addentrarvisi traendo, in qualunque momento, innumerevoli stimoli e benefici per il proprio benessere e la propria crescita interiore.

Il potere terapeutico della fiaboterapia
La fiaboterapia è una tipologia specifica di biblioterapia costituita da un sistema di strumenti e procedure che mirano a favorire la crescita e a migliorare la salute. Essa adotta metodi narrativi e di lettura di scritti basati sulla fantasia in cui si parla di personaggi umani o anche di animali, di oggetti e persino di vegetali che vengono dotati di una “vita” e di una storia dal narratore. La terapia delle favole si avvale pertanto del linguaggio simbolico delle storie tradizionalmente rivolte all’infanzia e adotta l’ascolto e le riflessioni sulle narrazioni, nonché delle ricostruzioni individuali o di gruppo di trame, allo scopo di favorire una corretta e profonda assimilazione del materiale letto oppure di creare delle personalizzazioni in relazione alle necessità specifiche dei partecipanti e del contesto.

La narrazione di storie immaginate, che può includere fiabe, favole, miti, leggende e altre storie di folclore che si prestano potenzialmente per affrontare un tema, assume un valore importante dal punto di vista pedagogico e psicologico.

Una delle principali potenzialità di questo metodo è costituita dalla possibilità di comprendere o modificare aspetti che riguardano il concetto di tempo trasformando gradualmente alcuni vissuti interiori del rapporto con esso. La fiaboterapia consente infatti, fin dalle più tenere età, di “spostarsi” nella linea del tempo rendendo possibili numerosi obiettivi.
Attraverso questi “movimenti mentali”, infatti, si apre una finestra sul passato che permette di mettere a fuoco problemi e soluzioni di civiltà molto differenti da quella attuale, creando uno strumento per il confronto con il presente e per comprendere le differenze rispetto ad alcune abitudini e modi di vivere moderni. Questo paragone diviene molto importante perché, attraverso la conoscenza e la comprensione di metodi e tempi di risoluzione di problemi del passato, si può insegnare a sviluppare la capacità di “attesa” e di posticipazione, abilità cognitivo-emotive spesso difficili da accrescere nell’attuale contesto sociale per via della velocità delle attuali comunicazioni e transazioni.
La fiaboterapia può consentire anche di rispecchiare il tempo presente attraverso racconti vicini alla realtà attuale individuale o collettiva che consentono di mostrare come alcuni problemi personali siano problemi universali, con il risultato di alleviare il senso di solitudine che si prova quando si è coinvolti in alcune difficoltà e, al contempo, di fornire prospettive diverse al proprio problema, possibili pensieri e reazioni differenti e più utili per giungere ad una soluzione.
Il racconto che conduce nel mondo della fiabe e di altre storie di fantasia sviluppa anche le capacità di visualizzare il futuro, proiettandosi in avanti in rapporto a determinate condotte che gli “attori” possono mettere in atto e imparando a prevedere i diversi finali che possono nascere dalle alternative comportamentali agite........

.......

Le tre principali metodologie di fiaboterapia, che possono essere integrate tra loro, sono:
- la lettura autonoma di fiabe costruite con una struttura potenzialmente terapeutico-educativa;
- la fiaboterapia interattiva;
- la fiabazione, cioè la narrazione fiaboterapeutica attuata dai destinatari degli interventi in modo guidato allo scopo di giungere alla elaborazione positiva di un tema-problema.

Generalmente la lettura di una fiaba, per quanto ben costruita, non andrebbe mai lasciata ad una spontanea interpretazione ma dovrebbe essere guidata attraverso domande e dialoghi volti a favorire la piena comprensione degli eventi e dei vissuti dei personaggi. Questa fase di riflessione e pensiero guidato è volta a raggiungere gli obiettivi di cambiamento che ci si propone e talvolta può essere svolta in modo semplice attraverso esercizi proposti in appositi testi.
La costruzione guidata di una fiaba o favola invece viene preferita quando non è disponibile una fiaba adatta a proporre un tema-problema da affrontare in forma simbolica oppure quando la soluzione non è adatta alla situazione reale o alla personalità dell’ascoltatore, ma anche quando si desidera favorire l’espressione naturale dei contenuti del proprio mondo interiore a scopo di diagnosi o anche di abreazione emozionale.

Nella fiaboterapia i materiali che possono essere adottati vengono scelti in funzione della tipologia di attività che si intende svolgere.
Più precisamente si possono adottare:
• libri tradizionali di fiabe, favole e altri racconti per bambini;
• libri accompagnati da elementi scenici;
• audiolibri di fiabe sonore;
• • video di cartoni animati;
• • film-animazioni;
• marionette o pupazzi per mettere in scena storie.

Tra le tipologie di storie che è possibile scegliere si ritiene che quelle più efficaci siano quelle che coinvolgono animali o personaggi non umani, dal momento che esse consentono di far vivere l’identificazione in modo meno consapevole, riducendo eventuali resistenze prodotte dal desiderio di non affrontare un problema.

http://www.benessere.com/psicologia/arg00/fiaboterapia.htm

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La DANZATERAPIA

La danza è un importante strumento di espressione globale della persona, una forma di manifestazione delle dimensioni profonde della natura umana. La sua capacità di sostenere il benessere attraverso la manifestazione delle emozioni era già nota in molte popolazioni primitive che attraverso i balli tradizionali mimavano i propri stati affettivi individuali o di gruppo. L’uso delle potenzialità terapeutiche della danza in una forma più sistematica risale a tempi più recenti in cui si sono sviluppate diverse forme di “danzaterapia” che comprendono metodi che utilizzano il movimento del corpo, in modi più o meno strutturati e in relazione ad obiettivi diversi. All’interno delle varie tipologie di “movimento-terapie” sono compresi pertanto differenti approcci, tutti accomunati dal riconoscimento del rapporto che unisce mente e corpo e che si pone alla base della possibilità di intervenire mediante la danza per favorire e sostenere la salute mentale e lo sviluppo psicologico.

danzaterapia

A partire dall’osservazione dei benefici sul corpo e sulla mente delle forme di danza spontanea dei popoli primitivi, sono state sperimentate tecniche di utilizzo della comunicazione non verbale attraverso la danza, giungendo con il danzatore e coreografo slovacco Rudolf Von Laban all’uso del movimento per l'espressione delle emozioni, mettendo a punto il metodo che è stato definito “il dramma della danza”. In questa prospettiva il movimento comincia ad essere inteso anche come uno strumento che rivela molte caratteristiche individuali, come gli stati d'animo e la personalità. In quest’ottica, che oggi rappresenta il fondamento di gran parte della “danzamovimentoterapia”, il corpo in movimento viene analizzato considerando principalmente quattro elementi come indicatori della realtà del soggetto quali peso , spazio, corpo e flusso, creando il sistema di analisi del movimento definito “Laban Movement Analysis” e la relativa metodologia “Effort-Shape”.

Il vero e proprio termine “danzaterapia ” comincia a diffondersi all’inizio del Novecento grazie al contributo di due ballerine professioniste della cosiddetta “modern dance”: M. Chace e T. Schoop. Esse hanno fatto esperienza in prima persona del superamento delle tradizionali e rigide tecniche di danza classica cominciando a centrare l’accento sul piacere di ballare e sul benessere che la danza è in grado di regalare, sostenendo l’espressione con il corpo e sulla musica attraverso forme spontanee di movimento. Le loro più famose applicazioni della danzaterapia hanno coinvolto principalmente reduci di guerra con problematiche di depressione, psicosi o forme di isteria.

Oggi esistono molte forme di aiuto alla mente che utilizzano la danza che vengono adottate in contesti privati o in ospedali e strutture pubbliche che lavorano nel settore della salute mentale o in quelli dell’istruzione e dell’educazione. Le varie metodologie di danzaterapia sono fondate su diverse interpretazioni teoriche del ballo e delle sue potenzialità di supporto alla mente.

Nella danzaterapia analitica , particolarmente diffusa nei paesi americani, si uniscono i contributi dello studio del ballo a quelli della psicoanalisi principalmente junghiana, sviluppando idee come quella di Mary Starks Whitehouse, promotrice delle forme di danzaterapia definite “movimento autentico”, ossia attività corporee completamente spontanee mediante le quali si possono esprimere i contenuti più profondi che appartengono alla sfera della mente inconscia (Chodorow J., 1998).
La danzaterapia analitica rappresenta una delle tecniche di “immaginazione attiva” con cui si applica la psicoterapia analitica junghiana e consente, come altri metodi di espressione artistica, di favorire la graduale apertura dell’inconscio sostenendo una consapevolezza di emozioni che vengono prima stimolate attraverso dei movimenti naturali compiuti ad occhi chiusi e poi espresse verbalmente grazie all’aiuto della guida del processo terapeutico, definita testimone (witness).

La danzaterapia secondo il metodo di Maria Fux nasce dall’esperienza dell’omonima danzatrice e coreografa argentina che ha sperimentato gli effetti terapeutici spontanei prodotti dalla danza in prima persona, durante un periodo di profonda depressione. In seguito ai benefici osservati su se stessa, ottenuti approfondendo il rapporto con la danza, la ballerina ha fondato un filone di applicazioni della danzaterapia che concepiscono quest’ultima come forme di danza spontanea per migliorare il benessere psicologico e l’integrazione sociale tanto di soggetti normodotati che di portatori di handicap.
Tale metodo è stato sperimentato con successo lavorando con tutte le età della vita e con problematiche di disabilità sensoriali visive ed uditive nonché con handicap psichici e fisici.
La danzaterapia di Maria Fux ha in comune con il metodo analitico esclusivamente l’utilizzo di forme libere di danza volte all’espressione di sé, ma si differenzia da essa in quanto non ambisce a lavorare su contenuti inconsci né a sostenere forme di psicoterapia.
Questo approccio si fonda sull’utilizzo della danza istintiva, come momento di ascolto, di conoscenza e riscoperta di sé, senza utilizzare tecniche di interpretazione e verbalizzazione degli stati interiori sperimentati con il ballo, secondo metodi molto semplici messi in atto da esperti del settore che, non intervenendo in modo strutturato, non si basano sulla conoscenza di nozioni professionali teoriche specifiche, ma sono formati all’utilizzo di tecniche specifiche di danzaterapia che adottano stimoli creativi e materiali diversi.
La metodologia destrutturata di danzaterapia Maria Fux rappresenta soprattutto una forma di danza creativa in grado di produrre in modo spontaneo dei miglioramenti nella salute psicofisica che non seguono programmi sistematici, ma che sono piuttosto affidati al potere catartico e liberatorio della danza senza aspettarsi di raggiungere obiettivi specifici.
La possibilità di migliorare la comunicazione e l’espressione di sé attraverso questo metodo inoltre lo pone come un punto di riferimento nel contesto delle danze pedagogico-educative, forme di danzaterapia che mirano ad obiettivi principalmente legati all’educazione, allo sviluppo della personalità e di capacità specifiche in bambini, adolescenti e persone disabili.

Nella danzaterapia secondo il metodo dell’ “expression primitive” , fondata dal danzatore Herns Duplan, l’utilizzo della danza segue un approccio definito “antropologico” e si basa su un lavoro mediante l’utilizzo di forme archetipiche di movimenti, ovvero gesti e rituali motori tipici che accomunano le culture tradizionali. Attraverso il viaggio simbolico nella storia dell’umanità che la “danza primitiva” consente è possibile recuperare aspetti universali della natura umana e stati psichici primari nello sviluppo.
In questo metodo danzaterapeutico spesso ci si ispira a danze tribali, utilizzando suoni ritmati di tamburi e forme di canto ripetitive sperimentate generalmente in un contesto di gruppo a cui viene attribuita una “funzione materna”. Il ritmo dei tamburi riproduce il battito cardiaco, amplificando e sintonizzando il rapporto tra mondo esterno e mondo interno; la danza ritmica, spesso a piedi nudi, mira a simbolizzare il rapporto radicato con la terra; la voce del conduttore impegnata in una melodia cantilenante riporta al vissuto del “sentirsi cullato” da filastrocche e ninnananne rassicuranti; lo stato di rilassamento profondo e perfino vicino alla trance, indotto da suoni e movimenti ripetuti, favorisce l’espressione di parti emotive limitando l’azione di filtri razionali.

La psicodanzaterapia nasce dal perfezionamento e da una sistematizzazione delle tecniche di danzaterapia adottando principi e tecniche di psicoterapia prevalentemente cognitivo-comportamentale nell’uso del ballo, allo scopo di prevenire, ridurre e superare problematiche psicopatologiche (Matto S., 2005).
Questa forma di intervento a sostegno della salute mentale è piuttosto sistematico ed è preceduto e integrato da colloqui anamnestici e di psicodiagnosi basati su metodologie di conduzione verbale e, per tale ragione, è generalmente utilizzata da professionisti della salute mentale, specializzati in tale approccio oppure affiancati da tecnici psicodanzaterapeuti.
Le tecniche di danza che possono essere adottate in questo approccio vengono scelte in base agli obiettivi da raggiungere e possono riguardare ogni disciplina di danza che abbia caratteristiche utili alla metodologia adottata: si utilizzano spesso danze come il Tango Argentino o balli da sala per problematiche di coppia oppure danze individuali folkloristiche o ancora forme di danza moderna con tecniche di teatralizzazione o persino balli di gruppo in cui si può, in base alle necessità, aumentare o meno la funzione svolta dall’aspetto tecnico, adottando vere e proprie tecniche di desensibilizzazione, training di assertività o tecniche comportamentali di condizionamento.
Se le problematiche psicologiche non rispondono ad un disturbo psicologico, ma riguardano la sfera della salute mentale e del benessere sociale, si possono utilizzare metodologie simili, definite più appropriatamente “psicodanza ” per indicare tecniche di intervento attraverso metodi psicologici verbali e non verbali affiancati dal costante uso del movimento e della danza.
Gli obiettivi che è possibile porsi sono innumerevoli e vanno dal superamento di forme di ansia e di insicurezza a problematiche relazionali o semplicemente forme croniche di timidezza.

La Danzaterapia per aiutare la mente

Attraverso gli interventi di danzaterapia è possibile lavorare stabilendo obiettivi generici volti al miglioramento del benessere psicologico o delle abilità mentali o seguendo programmi specifici. La metodicità dipende dal metodo che si utilizza.

Le aree psicologiche su cui è possibile intervenire con le tradizionali forme di danzaterapia o con la psicodanza e la psicodanzaterapia sono:

  • l’area cognitiva , in cui è possibile migliorare alcune competenze come lo schema corporeo, l’apprendimento di concetti o l’uso di simboli;
  • l’area emotiva , in cui è possibile incrementare la capacità di manifestare positivamente dei vissuti emotivi, sostenendo il superamento di paure e fobie e migliorando la stima di sé;
  • l’area relazionale , in cui spesso si lavora per migliorare le relazioni personali, i rapporti di coppia o per diminuire forme comportamentali disadattive;
  • l’area psicomotoria , in cui è possibile migliorare l’orientamento spaziale e la coordinazione motoria in relazione a prassi specifiche oppure generalizzate.

I disturbi di carattere psicologico in cui spesso la danzaterapia viene adottata a supporto di altri metodi o come forma esclusiva di cura sono innumerevoli e comprendono principalmente nevrosi, psicosi, disturbi alimentari, comportamenti ossessivi, depressioni, disturbi del linguaggio e problematiche post-traumatiche.
Gli incontri di danzaterapia non hanno mai mostrato controindicazioni e possono essere rivolti a singoli individui, a coppie oppure a gruppi: la scelta del contesto in genere viene effettuata in relazione ai metodi e alle necessità relativi alla problematica specifica che si sta trattando.

http://www.benessere.com/psicologia/arg00/danzaterapia.htm

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Questo blog non costituisce una testata giornalistica. Non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge. n. 62 del 2001.